Dall'osservatorio privilegiato della “Tribune de Genève” e del suo supplemento “La Tribune des Arts”, Gabriel Tortella, di origini italiane, da anni è in prima fila nel sapere e nel raccontare tutto ciò che è, ed affianca, l'orologeria “Made in Suisse”. Con la sua incontenibile passione e competenza ha seguito e promosso da vicino sia il “Rinascimento” della grande orologeria, sia il fenomeno “Antiquorum”, sia il sito “World Tempus”, sia il recente “Grand Prix de Genève”. Le sue ghiotte anteprime e le sue acute riflessioni, ora in esclusiva anche per “orologi da Polso”, sono quindi un momento importante. Per tutti. E, da questo numero in poi, non solo a Ginevra.
Ginevra ha sempre rappresentato un approdo privilegiato per gli stranieri di talento. In particolare per gli orologiai o gli imprenditori nel settore dell'orologeria. Da secoli. Basti ricordare i tempi del celebre editto di Nantes del 1685, alla cui revoca, decine di orologiai francesi affluirono sulle rive des Lemano. Oppure all'arrivo nel 1830 del conte polacco Norbert de Patek, costretto all'esilio da una rivolta e in seguito fondatore della Patek Philippe.
Ironia della sorte forse una delle ultime fra le grandi Manifatture ad essere oggi diretta da un vero ginevrino come Philippe Stern.
Per il resto guardando d'attorno è facile vedere come la scena, soprattutto per quanto riguarda le aziende più celebri, sia dominata da personaggi provenienti dall'estero.
Per citare i primi che mi vengono alla mente : l'italiano Franco Cologni per il comparto orologi del Grupo Richemont, Bernard Fornas, il francese al vertice della Cartier International, l'alsaziano Philippe Léopold Metzger, boss della Piaget, il portoghese Carlos Dias, motore della Roger Dubuis, la famiglia tedesca Scheufele, sul ponte di commando della Chopard, il belga Jérome De Witt anima della De Witt, l'olandese Stas ideatore della Frederic Constant, il marsigliese François Paul Journe per l'omonima Manifattura, e, perchè no, l'armeno Vartan Sirmaker che presiede la Franck Muller.
La cito per ultimo, di proposito, perché, secondo me, à l'esempio più appropriato di come ancora oggi a Ginevra si possa dare vita ad un grande e rinomato Marchio d'alta orologeria, ma nello stess si possa innovare, come dimostrato dall'esposizione WPHH ed ancora di più da quella “Watchland” qui Sirmakes ha voluto a tutti i costi e che ancora adesso rappresenta la punta più avanzata di un modo forse poco consueto, ma sicuramente inedito, di fare del marketing orologiaio.
Recentemente l'idea ha anche trovato nuovi sbocchi. Infatti Franck Muller ha acquisito anche il castello di Grand Malgny, ed i suoi oltre dodici ettar di parco sontuoso. Uno spazio che, aggiunto agli attuali quattordici ettari del castello di Genthod, crea un insieme unico nel cuore del Cantone di Ginevra, dove la grande orologeria può perseguire al meglio i massimo la sua secolare tradizione.
Vartan ha in programmme anche un altro importante investimento nel Giura per uno nuova Manifattura dove delocalizzare, a costi inferiori, molta parte delle lavorazioni accessorie.
Ma resta questo amore di fondo per Ginevra che Watchland testimonia. Senza Sirmakes, e senza tutti gli altri stranieri, Ginevra sarebbe la capitale del luso orologiero, quale oggi è indiscutibilmente?
Ma suprattutti ginevrini sono riconoscenti a tutti questi personnaggi che lavorano ed arricchiscono la citta? Questa purtroppo, credo sia un'altra storia.
Gabriel Tortella / POLSO